Ho un archivio completo di tutte le mie fotografie. Completo nel senso di “ossessivo”. Non butto mai nulla, non cancello mai uno scatto. Scansiono anche quei negativi che mi sembrano “così così”. Forse perché ho rispetto di me stesso e del momento che mi ha portato a fare click. E, a volta, mi capita di riguardare gli scatti dopo tempo, dopo anni. Come mi è successo oggi. Mi serviva una pagina di un libro che sto preparando e volevo una fotografia. La ragione era di pura impaginazione, non un motivo “artistico”. E così sono tornato a guardare i cento scatti che ho fatto quanto ho realizzato Refinery Flock. E l’ho trovata. Mi sono chiesto come mai l’avessi scartata. Perché non l’avevo inserita nel progetto sin dall’inizio? E’ bella, rappresenta la transizione dal sole alto nel cielo al sole tramontato degli ultimi scatti. Gli storni sembrano quasi il fumo della raffineria. Anzi, è una delle poche in cui la raffineria fuma. Poi ci leggo una diagonale importante e discendente dall’alto verso il basso da sinistra verso destra. E’ una buona foto. E mi fa riflettere sull’importanza di un editing “a posteriori” quando la maturità e il distacco dal lavoro appena realizzato fanno rivedere i prori lavori con un occhio diverso, in certi casi più critico, in altri più assolutore. Ecco quindi che Refinery Flock si arricchisce del suo undicesimo scatto.
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io preferivo le altre….questa è troppo descrittiva, mentre il reato è su un livello quasi concettuale.
Grazie del commento Marko. Forse questa è davvero l’unica “fisica”. Eppure, a mio avviso, non turba la serie anzi, in qualche modo, cromaticamente la arricchisce.
Massimo
Al contrario di Marko, questa è la mia preferita (ok, lo ammetto, amo le fotografie dai colori accesi, dai contrasti marcati e stampate in grande formato), solo che -proprio per i colori marcati- la trovo un po’ fuori luogo nel portfolio, dove dominano toni più tenui.
Comunque una bella sequenza.
Cordiali saluti
Giovanni Battisti