Un nuovo Ansel Adams

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25/03/2009 · in Digital Darkroom,Thoughts

{ 6 comments }

roberto

Massimo
hai fatto benissimo a pubblicare questa storia, inutile dire che il terzo fotografo che ha avuto a che fare con il personaggio in questione sono io.
Credo qui ci si trovi di fronte ad un caso da studiare a livello clinico, nelle telefonate fatte con questo grande GURU mi sono sentito dire che ha stampato per Andreas Serrano, Bettina Rheims, Helmut Newton (dove dice di avere titolarità per fare anche gli expertice), e per tutta l’elite della fotografia mondiale. Il GURU vantava anche un laboratorio a NYC che guarda caso quando io mi trovai a NYC chiesi indirizzo per andare a vedere e improvvisamente divenne uno studio/abitazione per poi dirmi che viste le spese esose del Condo aveva affittato a degli amici. Peccato che poi era interessato a prendere in affitto insieme a me uno spazio grande da adibire a studio, laboratorio e abitazioni……mah?!?!?
Non vado avanti sulla marea di cazzate raccontatemi (pensate che è amico intimo del Tronchetti Provera e che ha il suo Cessna parcheggiato per l’appunto a fianco a quello del TP)….ma quello che mi scoraggia e mi lascia attonito è la necessità di doversi “costruire” una specie di seconda vita virtuale dove la soddisfazione pare una specia masturbazione cerebrale. Mi rattrista poichè la persona, come tu dici Massimo, non è l’ultimo venuto e sicuramente è preparato e probabilmente e anche uno che qualche cosa fà….una persona che se si fosse comportata in modo onesto e sincero avrebbe anche trovato dei partner che avrebbero molto probabilmente fatto ed anche investito assieme a lui.
Queste persone sono il vero cancro della rete e come giustamente dici Massimo vanno stanati e messi alla pubblica gogna…è un diritto anche il non essere presi per i fondelli.

Ciao
Roberto Vacis

Marco

Partecipando anche in MaGma sapete come la penso su questa vicenda. Inizio anche a credere che allo stesso tempo siamo davanti ad una situazione che potrebbe avere seri problemi legati al disturbo del comportamento o ad altre disfunzioni di carattere psicologico. Questo per dire che forse non é stato una questione di comportamento volutamente truffaldino; è qualcosa che ha queste sembianze, ma in realtà é qualcos’altro. Sul piano degli effetti non cambia, sul piano della comprensione dell’accaduto si. Forse non può comportarsi in modo onesto e sincero non perchè non lo voglia, ma perchè é così.
E forse siamo di fronte ad una seria patologia, verso la quale non possiamo fare molto.
marco

Pietro Dettori

è veramente una storia incredibile!
e inquietante a tratti…

fabiano busdraghi

Ciao
come è facile immaginare, visto che vivo a Paris, ho anche io avuto a che fare con la persona in questione, cercando ripetutamente di incontrarlo e di vedere le sue foto dal vivo, senza mai riuscirci.
La mia posizione comunque è molto vicina a quella di Marco. Non credo che ci fosse l’intenzione di una truffa, secondo me è una persona che ha seri problemi, e che ha bisogno di inventarsi una vita che non c’è.
Al di la della storia e dell’aneddoto la lezione da trarre mi sembra chiara. Per un qualche meccanismo la maggior parte degli utenti di internet prendono per oro colato tutto quello che leggono nei forul e sui siti. Bisogna invece fare attenzione come (e forse più) che nella vita reale. E magari -lo dico con solo un pizzico di provocazione- pasare meno tempo a discutere con i veri o presunti guri online, e dedicarsi a fare fotografia, per davvero.
Un avvraccio a tutti
Fab

Massimo Cristaldi

Durante la mia passegiata di ieri sono capitato nella zona in cui teoricamente era lo studio del “nostro”. Portone aperto, ho avuto modo di verificare tutte le cassette postali. Naturalmente non esiste alcuna traccia di lui e le persone della zona non ne avevano mai sentito parlare….

Massimo

Marco

La cosa che continua a sconcertarmi é la presenza in contemporanea di una totale vita inventata e di una competenza (non così alta come voleva far credere, certo) ma direi buona.
All’inizio questa storia mi ha fatto abbastanza incazzare come sapete, perchè il fatto che entrasse in MaGma, in qualche modo autorizzava a crederlo vero e poi sentirsi trattati da cavie l’avevo trovato sconcertante. Oggi vedo la cosa sotto un aspetto un po diverso, al punto che mi sto convincendo a raccontare questa storia ad un mio carissimo amico e collega psicologo, di quelli bravi. Mi interessa il livello di simulazione e dissimulazione a cui si può giungere e quanto i meccanismi persuasivi possono incidere nella costruzione della fiducia (all’inizio quasi tutti gliela abbiamo data e se ad un certo punto ha iniziato a calare e i sospetti ad aumentare é perchè era eccessivo e presuntuoso, ma se così non fosse stato sarebbe stata altra cosa. Allora si che avremmo potuto parlare di truffa). Coinvolgerei anche una mia amica docente di semiotica, disciplina che sul rapporto vero-falso ha costruito un pensiero specifico. Insomma c’è pane per una miniricerca. Questa si, vera.
ci sentiamo
marco