Sunday morning. Working tools and things waiting to return in life, frozen, looking for arms, hands and activity. Or, simply, glad to rest for a day, enjoying a deserved inactivity.
40 cm in the shortest side, Archival Pigment Print
Limited edition of 15 prints


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L’abbandono continua ad essere il tema di fondo lungo il quale si sviluppa questa nuova galleria. Ma mentre le precedenti “The Other America” e “The Station” trattavano di un abbandono definitivo, eterno, “Sunday” pone l’accento sull’abbandono momentaneo, una pausa destinata ad esaurirsi in poche ore.
Estremizzando, è la visione ciclica della vita, la morte non è più contrapposizione della vita ma parte di essa e da essa inscindibile, morte che cova in seno i presupposti della rinascita, morte contiene in sé il germe della vita. Così ciò che sabato era vivo, domenica è morto, ma lunedì rinasce. E qui che le grandi differenze concettuali con le precedenti gallerie risiedono: in “The Other America” la durata del ciclo è talmente superiore al periodo di tempo in cui si estende la galleria da evocare sensazioni di eternità; in “The Station” la morte è già passata e la vita sta rinascendo, il transitorio tenderà ad una situazione di regime della quale si delinea già l’asintotica via, cioè la vita. Vale a dire che in “The Station” il passaggio dalla morte alla vita ci porta ad intuire uno sviluppo futuro immutabile. Invece in “Sunday” la durata del ciclo vitale è comparabile con il periodo d’osservazione, e la morte non è più eterna, nondimeno la vita che verrà viene proposta come soluzione definitiva. Piuttosto si esalta la ciclica alternanza tra esse. Allegorica in questo caso, se vogliamo, la prima foto che con le sue due ruote sembra appunto quasi anticiparci lo sviluppo della galleria. Prima foto per la quale vale la pena di spendere due parole in più, in quanto viene posta proprio al confine tra la vita e la morte, nel momento in cui la vita scivola naturalmente nella morte. La foto difatti anticipa la domenica, in quanto sembra sottolineare quegli istanti, gli ultimi di lavoro, prima della pausa. La notte è già scesa, nel cantiere quasi tutti se ne sono andati e infine anche l’ultimo addetto si appresta a spegnere tutte le luci, inforcare il suo motorino, e tornare a casa, dove probabilmente un bel piatto di pasta fumante lo attende. Un momento prima di spegnere le luci, quegli ultimi sospirati attimi che preludono alla quiete, sono infilati con vigore dentro questa immagine. Immagine degna di aprire la galleria perché come detto molto evocativa e stilisticamente ricercata. L’assonanza tra le due ruote, i tre colori predominanti molto intensi, portati quasi all’estremo, ad esaltare la luce nettamente artificiale che sembra infrangersi con forza su di essi, rendono inoltre questa foto estremamente piacevole da vedersi.
Dal momento quindi in cui si spegne la luce e si abbandona il lavoro per un tranquillo fine settimana, inizia la stasi degli oggetti e degli strumenti che fino ad un momento prima erano pieni di vita e funzionali. Non c’è vita apparentemente, c’è solo silenzio. L’oggetto che aveva un suo scopo all’interno del contesto lavorativo, in mancanza del lavoro, è decontestualizzato, dunque si estranea. Questa alienazione è proprio ciò che sancisce la morte dell’oggetto, che non potendo essere utilizzato per ciò per cui è stato creato, inevitabilmente muore. Ma al contempo ne sottolinea anche la prossima vita, perché crea una sensazione di instabilità, come un punto di equilibrio precario, destinato a risolversi in una situazione più confortevole spontaneamente, che coincida appunto con la ripresa dell’utilizzo degli oggetti.
Praticamente tutte le foto successive della galleria esaltano questa alienazione degli oggetti. Nella seconda foto ad esempio alcune casse bianche e nere sono poco dissimili a loculi funebri, ma l’elemento colorato del loro contenuto, mostrato oculatamente dalla cassa in primo piano e visibile tra le feritoie delle altre casse, contrasta la staticità dell’abbandono con la coscienza del suo essere limitato. E anche questa foto ha una grossa forza allegorica, in quanto è proprio all’interno della cassa-loculo che vi è il seme della vita!
Sullo stesso piano della seconda foto, come detto, si sviluppano le altre. Il concetto espresso è immutato, ciò che cambia è il modo in cui esso viene espresso. Cambiano le soluzioni stilistiche adottate. In particolare si nota che le foto sono per lo più piatte, eccezion fatta delle ultime due. La quasi rinuncia alla terza dimensione, o comunque la poca importanza che le viene attribuita, favorisce la visione quasi pittorica delle foto, e fa godere delle particolarità cromatiche che i colori molto vivi e i contrasti accentuati ci regalano. Fanno eccezione le ultime due, che invece non hanno nelle particolari cromie il punto di forza quanto nelle loro incredibili profondità avvolgenti. In particolare l’ultima conclude la galleria come sottolineando la fine della domenica. Il cancello aperto sembra infatti invitare la vita a rientrare e a ridare dinamismo a ciò che è tuttora immobile. Ma ancora per poco, tra poche ore è lunedì…