Ultimamente mi sono imbattuto in una “perla”: l’intervento, all’AIGA, di Malcom Gladwell sulla storia dei Fleetwood Mac. Lo so, sembra ironico e poco attinente ad un blog fotografico. E infatti, per certi versi, anche il modo presentare di Gladwell fa sorridere. Malcom è un cronista del Washington Post nonchè autore di libri arguti. La sua ultima fatica si chiama “Outliers” e racconta della vita di diversi personaggi diventati famosi e della parabola del loro successo:
Una “chiave” che, secondo l’autore, ha a che fare con un assioma, recentemente dimostrato con poche eccezioni da un gruppo di psicologi: la regola delle 10.000 ore. Sembra che servano infatti 10 anni (10.000 ore a 4 ore al giorno, 4 ore di dedizione) per riuscire a diventare dei maestri in qualsiasi campo, sia esso artistico che tecnico/scientifico:
“… it says that any kind of complex cognitive task takes 10,000 hours of deliberate practice to master and it’s — what’s extraordinary about this rule, the 10,000-Hour rule, is that it seems to apply to virtually everything that’s complicated.”
A meno che non si sia dotati di un tipo di creatività “esplosiva”, quella di cui era dotato, ad esempio Picasso, il cosiddetto “conceptual innovator”:
“… a man, who over the course of his career, is possessed by a series of truly revolutionary ideas, which he expresses in his art immediately…“
Ai Fleetwood Mac sono serviti 10 anni e 15 album prima di produrre un lavoro che ha avuto un successo enorme, “Rumors”. Mozart, che ha iniziato da bambino prodigio a 11 anni ha scritto la sua prima opera rilevante a 22 (il concerto n. 9, K 271). Cezanne, che per Gladwell è l’archetipo dei creativi “lenti”, ha iniziato a produrre opere rilevanti a circa cinquanta anni. Il famoso matematico Andrew Wiles ha impiegato dieci anni per dimostrare il teorema di Fermat. In un certo qual modo le tesi di Malcom sono “consolatorie”: i “creativi lenti”, gli “experimental innovator”, sono la maggior parte di noi. In un certo qual modo però la nostra società è antitetica a questi processi creativi…. Se non sei subito GENIALE, se non hai successo con il primo hit non sei nessuno. E questo, indubbiamente, causa un generale impoverimento della qualità delle cose che si producono, in un generale mordi-e-fuggi che assomiglia tanto ai ritmi frenetici di Internet (dei quali parlo qui), alla difficoltà di intavolare una discussione ragionata e “lenta” (di cui parlo qui).
La cosa interessante è che il tempo non passa invano. Si matura, si riflette e le cose, lentamente assumono contorni più definiti. Ma fa anche “male”. Si diventa più esigenti, si va più facilmente in stallo, a volte forse ci si blocca… Il che è, in effetti, contro la regola delle 10000 ore. I blocchi creano ritardi…. Un’idea interessante la suggerisce Brooks Jensen (editor di Lenswork) che, dal 1986, ha istituito l’autodisciplina del “100 Prints Project“. Consiste nel produrre una fotografia ogni tre giorni, una buona fotografia:
“By commiting myself to post a new image every third day for a year, I hope to push myself to create 100 new images. “Artistic discipline” is a bit of an oxymoron, but being an artist and not producing work is just plain moronic”.
Resta da settare il “T0” delle nostre 10.000 ore. E contare, lentamente, da lì…


{ 5 comments }
Sai un esmpio emblematico di questo approccio “se non sei genio subito…”? Fabrica, la fucina creativa di Benetton: potevi (non so adesso, non mi sono più infomrato) inviare i tuoi lavori o i tuoi progetti solo se avevi meno di 24 anni… è una limitazione che non ho mai voluto accettare, come se non si potessero scoprire nuove strade fino agli 80-90-100 anni.
Ciao
Giovanni
PS: sono passato al “tu” perchè è un po’ più agevole da leggere e da scrivere.
Ciao Giovanni,
il tu è molto meglio, assolutamente. Hai visto Malcom? Un tipo formidabile a mio avviso…
Già, i tempi. Io sono convinto che il tempo serva. Non solo a migliorarsi tecnicamente ma proprio a maturare una propria visione. I giovani creativi del tipo “Picasso” a mio avviso oggi davvero sono spariti. I pochi esistenti sono supportati da un sistema che vuole creare fenomeni per puri interessi economici. Come quello che citi. Lo stesso Gladwell diceva che il creativo lento è praticamente un simbolo dell’oggi, dove “tutto” è già stato fatto… E dove si viene acclamati perchè si conosce il critico di grido piuttosto che per il valore intrinseco delle cose che si fanno. Alla fine siamo sicuri che lo stesso critico abbia seguito la regola delle 10.000 ore?
Massimo
Ciao Massimo,
attraverso questo post “sulla creatività” hai dato voce, parole e forma ad un pensiero che mi accompagna da sempre (nella vita e nelle passioni), e di cui sono sempre più fermamente convinto: l’importanza del tempo.
Molto molto tempo fa, alle superiori, studiando Dante Alighieri, incrociai una frase che mi rimase scolpita nell’anima, e che influenzò molte (tutte, o quasi, potrei dire) le scelte della mia vita: “il perder tempo a chi più sa, più spiace”.
Da allora sono rimasto indissolubilmente legato al concetto di “tempo”, nella convinzione, interpretando superficialmente la frase, che fosse “male” non sfruttare fino in fondo tutto il tempo che una persona ha…
Grazie al tuo intervento, Massimo, e alle tue considerazioni “sulla creatività”, il concetto “tempo” (per me) ha acquisito un’altra dimensione di interpretazione di questa frase, per cui posso dire “ho finalmente capito”.
Sto ancora ringraziando il compianto padre giuseppino (Don Guido Vischio) che mi illustrò la parafrasi (letteraria) di quella frase, e oggi ringrazio te per aver esposto un legame (che almeno secondo me esiste) tra tempo e creatività, che avvalla il mio pensiero sull’evoluzione interiore (nelle arti, e quindi anche in fotografia): tempo, creatività, dedizione.
Questa consapevolezza, forse non cambierà (per me) lo stato delle cose (e non voglio stare lì a “cronometrare” il tempo che dedico alla materia sbirciando il timer bramando di arrivare al fatidico 10.000 ore), ma mi permette di proseguire sereno con la mia evoluzione.
Con stima e ammirazione,
Andrea
Andrea,
ti ringrazio per il commento.
Come avrai avuto forse modo di leggere nella mia biografia il rapporto con il tempo ha per me un valore del tutto particolare….
Massimo
A “Photo Editor” ha trovato l’applicazione della regola dei 10 anni al lavoro di Erik Almås…