Lavazza e Annie

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Sono rimasto senza parole quando, poco fa, ho visto questa fotografia del nuovo calendario Lavazza scattato nientemeno che da Annie Leibovitz.


Brutto tutto. Colori sovrassaturi, espressione della modella, Romolo e Remo sotto la Lupa al Colosseo…! Il Festival del brutto. Avevo visto le altre fotografie, anche loro nulla di che. Mi domando quanto ci sia della Leibovitz in questi scatti. E quanto invece ci sia di un’idea provinciale, commerciale e stereotipale di Italietta, da passare per forza, con tutti i suoi simboli, per un mercato globalizzato e povero di cultura dell’immagine ma ricchissimo di eccessi di Photoshop.

18/12/2008 · in Thoughts,Other Photographers,Photography as Art

{ 7 comments }

AG69

E gli altri scatti del calendario son pure peggio. Io non sapevo nemmeno che questo era della Leibovitz. Avevo visto il calendario ed ero stato colpito da questo festival degli orrori deove tutto, ma proprio tutto, dal messaggio, all’estetica delle forme e dei colori è brutto o banale, quando va bene.
Già l’anno scorso con Finlay MacKay avevo qualche perplessità ma però tutto sommato mi piaceva il gioco un po’ kitsch un po’ lachapelliano (passami questo termine) che alla fine produceva immagini comunque interessanti.

Massimo Cristaldi

Tutti gli scatti sono della Leibovitz! Manco a farlo apposta ho appena letto che parlano di questa fotografia anche Colberg e Johnston e anche PDN Pulse, additandola come una delle peggiori fotografie mai fatte…!
Per chi si voglia deliziare il resto dell’obbrobrio è qui: http://www.lavazza2009.com/

Sonia

Io trovo veramente banale ed anche bruttarella quella di settembre-ottobre (la ragazza nel piatto di spaghetti). Anche quella sul ponte non è granchè. Ma le altre sono semplicemente ottime. All’aeroporto di Malpensa sono esposte come grandi pannelli retroilluminati, ed i colori in quella forma funzionano eccome e rispetto a tutte le altre pubblicità vicine ed esposte in uguale modo, queste sono di gran lunga le più efficaci e viste. La gente davanti a queste si ferma e commenta. Sulle altre passa dritto e corre a prendere l’aereo.. A che altro dovrebbe servire la pubblicità?

Massimo Cristaldi

Sonia,

il tuo commento mi consente una riflessione di più amplio spettro, ti ringrazio. La prima parte della riflessione riguarda la fruizione degli scatti. Parli di grandi cartelloni pubblicitari illuminati a dovere. E, in qualche modo, dell’effetto “stupore” collegato a vedere queste immagini “innaturali” come colori e, nello stesso tempo, terribilmente banali ma “strane”, in dimensioni giganti. Perché il nostro occhio è soggetto allo stupore, ed è colpito e naturalmente attratto da colori e forme inconsuete. 2° parte. Due anni fa, la stessa Lavazza, ha avuto Recuenco come fotografo del suo calendario. Dai un occhio qui: http://www.eugeniorecuenco.com/fichas/704.html. Gli scatti e l’idea erano strepitosi, il concept della “incredible experience” perfettamente tarato e realizzato da un fotografo, a mio avviso, del tutto straordinario. Ti consiglio di vedere il resto dei suoi lavori. Qui invece il messaggio, orientato soprattutto ad un pubblico NON italiano, è veramente pieno di stereotipi che, a mio avviso, oltraggia le reali capacità di Annie Leibovitz, capace di ben altri lavori. Probabilmente il concept creativo non è suo (anzi mi pare che sia proprio così) Non confondiamo, quindi, la “bellezza” con lo stupore. Lavazza, nella comunità internazionale di fotografi, è progressivamente sprofondata negli ultimi anni dalla stelle (Recuenco) alle stalle…. Sono convinto che gli stessi scatti potevano essere realizzati da un fotografo molto meno “di fama” della Leibovitz. Certo, la pubblicità serve a vendere. Ma se si vende con questi messaggi penso che il livello di cultura dell’immagine nel nostro paese sia sceso ai minimi livelli storici….

Massimo

fabiano busdraghi

personalmente lo trovo anche io un prodotto non proprio riuscito, ma non mi viene da gridare allo scandalo come si è visto in giro su internet.
alcune foto poi non mi sembrano malaccio. se poi queste foto fossero state messe in una galleria d’arte, realizzate tecnicamente malissimo, e con un concept che spiega come la leibovitz voleva esplorare la balità schiacciante dei pregiudizi sugli italiani e la loro mentalità chiusa e provinciale allora forse si sarebbero vendute a decine di migliaia di euro.
e se la leibovitz voleva proprio prendersi gioco dei cliche’? e se l’hanno fatto apposta a fare foto cosi? magari siamo noi un po’ fuori strada a giudicarle in questo modo perche’ ci riportiamo a dei canoni classici di bellezza.
naturalmente non voglio difendere queste immagini dicendo che sono belle, e il mio commento è provocatorio, ma solo in parte. quello che voglio dire è che l’apparenza inganna, e non è facile oggi capire le intenzioni e la vera qualità di una fotografia.
ciao
f

AG69

Permettimi Fabiano che però se una fotografia non permette di capire le intenzioni dell’artista ha allora completamente fallito il suo scopo, cioè quello di comunicare.
Posso infatti anche concordare che sia un gioco su degli stereotipi, ma i giochi perchè siano riusciti devono avere sfumature, accenni, autoironia che li distinguano dalla produzione realmente banale e kitsch. In questi scatti non ne vedo traccia, mi dispiace.

AG69

P.S.: leggere il comunicato stampa della Lavazza chiarisce bene le idee e i concetti dietro a questo scatto:
http://www.pdnonline.com/pdn/content_display/photoserve/meet-the-clients/e3icc46e9fc32c62f06aebc6a2ad8c749d2

Mi dispiace dire che non ne esce bene nessuno da questo calendario, specialmente se le intenzioni erano quelle dichiarate nel comunicato stampa. Speriamo che non sia davvero la punta dell’iceberg… aiuto!