Poggioreale (2009)

Forty years ago. Belice valley Earthquake (Sicily/Italy). 6.3 Richter, 370 deaths, 70.000 evacuees. Poggioreale, Gibellina, Salaparuta, Salemi, Menfi and other towns destroyed or heavily damaged. In some cases entirely rebuilt elsewhere. In the case of Poggioreale, that look still nearly ok from the distance, on his cultivated hill, the feeling, with the images of the Abruzzo Earthquake in mind, is terrifying. Only noises are the insects buzz and the clashes of broken doors moved by wind. A ghost town in Italian mood. With the hope that the town of Onna or other cities in Abruzzo, will NOT look, in forty years, this way.

22/04/2009 · in Essays

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CL

Foto magnifiche e forti, molto rappresentative della situazione tetra che si vede in questa città ferma al momento del terremoto. Io ho sentito il ronzio degli insetti,lo sbattere delle porte mosse dal vento. Sembra tutto fermo e l’unica forma di vita che vedi, senti, e respiri sono questi rumori che fanno paura, che ritraggono ancora una volta il terrore e la morte. Queste foto sono forti perchè scorrendole ho rispreso a sentire il ronzio degli insetti e la sciagura che ho respirato tra le strade di questa città fantasma. cl

joe gentile

mia madre e’nata a salaparuta nel 1905
la casa che vedete difronte al municipio
era la sua casa.
i miei genitori sono tornati a visitarla
ma gia le macerie erano stati rimossi.
la famiglia si chiamava gandolfo,ma mio
nonno era di calatafimi e mia nonna di
alcamo(nata beninati)

Claudio Starita

Mia madre, quando mi racconta del terremoto dell’80, sembra ancora
terrorizzata. C’è qualcosa di peggio che perdere la vita, ed è perdere
la vita senza morire. Questo è ciò che la agghiaccia davvero del
terremoto, il rischio di rimanere vivi ma perdere tutto il resto. Io,
che quel terremoto non l’ho vissuto, non riesco a comprendere a fondo
quel terrore, la mia comprensione va invece a quei corollari, a tutto
ciò che viene dopo. Su tutto mi viene in mente una zona di Pianura, un
quartiere di Napoli spesso alla ribalta della cronaca, dove un intero
rione è noto come “i terremotati”. Lo squallore di quel posto è
indicibile, già Pianura non è prettamente una perla, e quel rione non
è certo il suo fiore all’occhiello!

Dagli scatti di Massimo viene fuori un altro terremoto, viene fuori
una città fantasma che all’improvviso è stata abbandonata. Una sorta
di Ercolano, la quotidianità è stata interrotta e il paese lasciato a
se stesso. Rimangono macerie che tentano di darsi quanta più dignità
possibile, si mettono il vestito buono, anche se è pieno di buchi e
toppe. Come una compagnia teatrale, sono pronte a mettere in scena la
loro solita ed unica rappresentazione. Uno spettacolo che vorrebbe far
scalpore ma che nessuno ascolta, le urla sono soffocate sul nascere e
del tragico rimane solo il ridicolo. Non c’è più il terremoto, la
causa scatenante del terrore, che ancora torna negli incubi di chi
l’ha provato, c’ solo l’effetto. Viene spontaneo immaginarsi la vita,
le strade con i bambini che prendono a calcio un pallone, una signora
affacciata al balcone, il caldo sole che acceca e coccola gli
schiamazzi di un paesino come tanti altri. Adesso che il momento in
cui tutto è stato perso è lontano, non viene più da chiedersi perché,
e il ricordo del terrore lascia spazio ai ricordi piacevoli precedenti
a quegli attimi in cui tutto è cambiato. Il terremoto così è vissuto
dal punto di vista delle case, come fossero cani o gatti, che hanno
perso i loro padroni e attendono riuniti che la loro vita finisca, ma
che in “quei momenti di solitudine, quando il rimpianto diventa
abitudine”, si riuniscono in cerchio a ricordare la vita che fu. C’è
molto più calore, compassione in queste foto, a dispetto del bianco e
nero così diretto, sembra quasi che Massimo abbia voluto dar voce al
paese, mettendosi da parte per un attimo e portando un epitaffio che
il paese stesso ha scelto. Un non dimenticateci, ma privo di alcun
egoismo. Esattamente come scrive nell’incipit, è un ricordatevi di noi
affinché altri paesi non debbano fare la nostra stessa fine.

Claudio